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collezione permanente

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Uomo che legge, 1962
Olio su tela, cm 50,5 x 61,5


Figura, 1967
tempera su carta applicata su masonite, cm 50x40

Donazione Nino Pusateri

“Rete con pesci” anni ’70
tecnica mista su carta applicata su tela cm 60 x 46


Pescatore, anni '70
tecnica mista su carta intelata, cm 29x21

| Giuseppe Migneco
| Nato a Messina nel 1908,
| muore a Milano nel 1997


Nato a Messina nel 1908 (qualche mese prima del celebre terremoto che rase al suolo la città isolana), dopo aver fatto gli studi classici nella città natale, si trasferisce nel 1931 a Milano dove comincia a studiare medicina. Lì si guadagna da vivere e inizia l'ingresso nel mondo dell'arte disegnando bozzetti per il "Corriere dei piccoli" e facendo il ritoccatore per l'editore Rizzoli. In questo periodo comincia l'attività pittorica realizzando dipinti dai contenuti autobiografici. Nel 1934 avviene la svolta. Entra in contatto con Aligi Sassu, Renato Birolli, Raffaele De Grada dai quali resta incantato. Nel 1937 è tra i fondatori del movimento di "Corrente" che raggruppa artisti provenienti da diversi orizzonti culturali, con il comune intento di aprirsi alla cultura moderna europea, rifiutando l'isolamento culturale imposto dalla politica fascista. In "Corrente" affluiscono, nel tempo, artisti con visioni dell'arte molto diverse, uniti inizialmente per respingere canoni pittorici ormai superati, che prenderanno poi strade diverse, come Birolli, Cassinari, Guttuso, Manzù, Morlotti, Sassu e Vedova. Nel dopoguerra Migneco affina il suo gusto per il "realismo sociale" subendo l'influsso dei pittori murari messicani. Negli anni Cinquanta la fama, ormai consolidata, consacra Giuseppe Migneco fra i maestri dell’arte italiana contemporanea, espone nelle più prestigiose gallerie nazionali ed estere: Goteborg, Boston, Parigi, Stoccarda, New York, Amsterdam, Amburgo e Zurigo. Nel 1958 partecipa alla XXIX Biennale d'arte di Venezia. I suoi colori sempre forti e vivaci che ricordano la sua Sicilia dai tratti violenti e netti, i volti duri e coraggiosi rendono le sue tele espressione della lotta esistenziale. Migneco si spegne a Milano il 28 febbraio del 1997.

Giuseppe Migneco è artista dalla cifra stilistica ben definita e la sua tavolozza, come quella del conterraneo Guttuso, è connotata principalmente da colori forti e luminosi di matrice Sicania. Quest’opera della collezione di Museum, “Uomo che legge” del 1962,  ha delle smagliature formali e coloristiche se è confrontata con la più nota produzione del Maestro, ed è verosimile che l’artista questa volta abbia voluto aprire un conto con se stesso, piuttosto che con la storia dell’arte. In questo senso vanno lette le mezze tinte o i semitoni di questo dipinto, che per comprenderlo meglio bisognerebbe conoscere la biografia dell’autore.

In "Figura", significativa tempera del 1967, si concentrano i tratti nervosi e concisi della pittura di Migneco; una pittura che nulla concede alle lusighe, espressa in maniera cruda, violenta. Il personaggio emerge in tutta la sua ambiguità: cacciatore o sicario, si aggira in un tipico contesto mediterraneo, come dimostrano i fichidindia sull sfondo. Il tutto reso con l'asprezza di tratto che contraddistingue la sua opera, dove si concentra la lezione delle grandi avanguardie del Novecento, resa attraverso un linguaggio autonomo e riconoscibilissimo.

L’opera “Rete con pesci” (cm 60 x 46) degli anni ’70, rappresenta quella pittura mignechiana post-ideologica che aveva attraversato l’intero percorso dal suo esordio messinese, fino alla crisi che anche lui ha vissuto a  Milano del realismo sociale italiano. Tra i temi di varia natura un posto significativo è rappresentato da soggetti che richiamano le sue origini, si tratta di pescatori o venditori di pesci, piuttosto che semplici reti con pesci, come nel caso di questa luminosa opera della collezione di Museum. Un’opera che può considerarsi un monumento alla leggerezza e alla luminosità, svolta determinante che ha caratterizzato il nuovo percorso, sempre più distaccato dalla densa e a volte cupa pittura precedente. Non più solo fichi d’India, contadini, paesaggi siciliani, ma anche e soprattutto pescatori e pesci con quell’atmosfera e quella luce che solo il mare sa restituirci. E a proposito di pesci, l’artista ironizzando su sé stesso dirà: "A forza di dipingere pesci non sapevo più che pesci prendere". Questa auto-ironia era invece la prova che sapeva ancora una volta trovare nell’arte l’interesse per qualcosa di nuovo.

Nel volto del "Pescatore", tecnica mista degli anni '70, piccola opera presente nella collezione di Museum, c'è la tipica espressione di una terra dura che dispensa dolore e fatica. Migneco, con la sua arte illustra l'umanità nella lotta esistenziale, nel continuo e profondo confronto con se stessa e con gli eventi che la assediano, nella coscienza e nella speranza di libertà, al di là della solitudine dell'esistenza.

























































 
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