mimmogermana -

Vai ai contenuti

Menu principale:

mimmogermana

MUSEUM > COLLEZIONEPERMANENTE


__________________
home page
__________________
catalogo
__________________
museum news
__________________
bookshop
__________________
newsletter
__________________
info e contatti
__________________







_____________________________
collezione permanente

indice <<< opera precedente opera successiva >>>

"Acquatico", 1989
olio su tela, cm 130 x 160


Senza titolo, 1989
olio su tela, cm 50x50


Studio, data imprecisata
materiali vari, cm 105x130x130

| Mimmo Germanà
| Nato nel 1944 a Catania,
| è morto a Milano nel 1992


Vicino alla Transavanguardia e nel solco della ricerca "Fauve", realizza una figurazione "ingenua" carica di valenze simboliche.

La costruzione del dipinto è triangolare e le pennellate che definiscono il paesaggio incorniciano ed enfatizzano le due figure femminili ai lati che protendono verso la figura centrale del neonato e quella dell’animale. Il titolo, “Acquatico”, rimanda l’osservatore a un ampio spettro di suggestioni e le tinte forti, stese con pennellate larghe e pastose, evocano un vortice che guida l’occhio verso il centro della figurazione. La scena appare così dinamica e come catturata in un fotogramma nell’istante di massima enfasi. La forza emotiva esplode con l’uso delle tinte vivaci, tipiche della produzione di Mimmo Germanà,  che nel corso della sua carriera, da protagonista della Transavanguardia, ha attinto da suggestioni della pittura Fauve.
(Chiara Fragalà)

"Senza titolo" presenta il repertorio della maturità dell'artista: la figura in primo piano dal volto trasognato sembra emergere dal paesaggio circostante protesa verso un altrove incerto, accentuato da una vaga prospettiva resa più profonda dall'albero verde che "firma" la composizione.

"Studio" è un tavolo che registra ancora tutte le impronte dei colori che Germanà usava, proprio come elemento residuato, un residuo di questi colori derivati dal fatto che l'artista poggiasse i tubetti i vasi, i contenitori, i pennelli resi caoticamente usati. Dal punto di vista visivo è di estremo interesse, intanto perché ci documenta, ci lascia capire come sorgevano i suoi quadri, le preferenze cromatiche che animavano le superfici e poi come direbbe Roland Barthes si presenta come il "gìà stato" delle fotografie che documentano quello che è avvenuto.























































 
Torna ai contenuti | Torna al menu