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collezione permanente

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Medusa (da Caravaggio), 1985
olio su tela, diametro cm 90


"Tavola fuori testo de: Il Dante di Guttuso", 1963
tecnica mista su carta applicata su tela, cm 71x101




Guttuso Renato 2, 1963
tecnica mista su carta rifoderata su tela, cm 70x50


Tulipani, 1982
lastra di zinco incisa con la tecnica dell'acquaforte, cm 28,5x20,5


I tetti di Palermo, 1956
guazzo, cm 24x30


Nudi,
litografia, cm 70x50


| Renato Guttuso
| Nato nel 1912 a Bagheria (Pa),
| è morto a Roma nel 1987


La reazione antinovecentista è presto assorbita da Renato Guttuso durante il soggiorno romano degli anni '30, fondatore con Treccani, Cassinari e Morlotti nel 1940 del movimento artistico denominato "Corrente". Nel dopo guerra aderisce al "Fronte nuovo delle arti'" e quando quest'ultimo sì scioglie, il pittore bagherese è tra gli animatori più convinti di quel "Realismo sociale" che meglio caratterizzerà la sua produzione artistica, inglobando il cromatismo del sud, pur restando aperto a differenti influenze, come ad esempio "La Nuova Oggettività" tedesca.

"Medusa (da Caravaggio)" é una letterale citazione della celebre Medusa di Caravaggio, artista sempre molto ammirato da Guttuso. Medusa, donna bellissima e spaventosa, con il suo sguardo mostruoso mutava gli uomini in pietra. Il mito si lega al realismo della testa di donna dove si riconosce Marta Marzotto, modella prediletta per lunghi anni. Una testa mozzata, con uno sguardo fisso, coronata dalla chioma trasformata in un groviglio di serpi, che hanno un movimento ondulatorio e disordinato. Il volto di Marta, che in quegli anni incarna l’ideale femminile, sensualità, fascino e passione, in questa tela è un’immagine ravvicinata infernale che emerge da uno spazio caleidoscopio, gettata nell’inquietudine, caratterizzata da un’interpretazione visionaria. Il tondo, che realizza nel suo studio romano di Palazzo del Grillo nel 1985, si colloca proprio nell’ultima produzione, quando l’artista si fa più introspettivo, riflessivo e più personale, la sua espressione artistica si impossessa di una libertà evocativa e allegorica che, dal realismo critico e impegnato degli anni centrali della sua produzione, sfocia in un realismo memoriale, libero di esternare i propri dubbi, fantasmi, incubi e sogni proibiti. (Chiara Voltarel)

L’opera “Due teste e due figure” ha luce, trasparenze, chiaroscuri e immagini monocromi, di quel colore caffè tostato tanto caro al Maestro bagherese per via della sua passione per questa bevanda. Il titolo che gli è stato attribuito è freddo e per nulla poetico, al contrario dell’opera. In questo dipinto emerge la sua cifra stilistica caratterizzata dal tratto deciso e a volte duro. L’impaginazione si avvale di due facce e due figure per come recita il titolo, di cui una faccia e una figura sono semplicemente accennate, elementi questi, necessari alla costruzione di un impianto pittorico ben equilibrato.

I "Tulipani" sono un esempio dell'esperienza figurativa del Maestro che attinge ad elementi quotidiani, imitando la realtà e cogliendo in essa un'espressività comunicativa. L’opera è stata eseguita nello studio di Palermo nel 1982, come dono per l’amico Ezio Pagano che oltre ad avere presenziato durante l’esecuzione, chiese ed ottenne dal Maestro che la lastra non fosse biffata, quindi, essa è una superstite del repertorio grafico autentico dell'artista, una vera chicca!

























































 
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